Non solo nelle strade e nelle piazze, la protesta contro la detenzione del sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu ha preso negli ultimi giorni anche la forma del boicottaggio verso uno dei prodotti che, proprio dalla metropoli sul Bosforo, parti’ alla conquista dell’Occidente: il caffé.
A finire al centro della lotta in corso è stata, suo malgrado, la catena Espresso Lab ritenuta vicino al governo turco del presidente Recep Tayyip Erdogan. Un brand fondato nel 2014 che a oggi conta su 360 caffetterie in Turchia, Germania, Portogallo, Marocco, Emirati Arabi, Egitto, Qatar, Giordania, Cipro e Sud Africa. Una catena che ha avuto una crescita importante, nonostante il periodo di crisi economica attraversato dal Paese. Una crescita finita nel mirino dei critici del presidente. La catena è associata al governo dal 2020, quando Erdogan e i suoi alleati vi si fermarono a bere un caffe’ dopo una preghiera a Santa Sofya, appena divenuta moschea. Immagini che fecero, inevitabilmente, il giro del web. Politica, affari, sentimenti e ideologie sono tutti ingredienti della spaccatura che attraversa la Turchia e che in questi giorni si è concentrata su questo marchio, finito al centro della lotta in corso. I primi appelli al boicottaggio sono arrivati via social media da diversi gruppi della sinistra turca, tuttavia è stato l’attacco di Ozgur Ozel, segretario del partito repubblicano Chp di Imamoglu, a far finire Espresso Lab nella lista nera di chi si oppone a Erdogan. “Mi piacciono tutti i caffe’, quello turco, quello filtrato, quello americano, bevete quello che volete, ma non bevete il caffe’ di Espresso Lab” ha dichiarato Ozel.
Alcune caffetterie della catena hanno subito dei danni e atti di vandalismo durante gli scontri avvenuti negli scorsi giorni tra polizia e manifestanti; tuttavia le parole di Ozel hanno scatenato un passa parola che ha preso la forma di una tempesta social, fatta di condivisioni con foto delle filiali di Espresso Lab deserte. Immagini che hanno subito mobilitato l’Akp del presidente. Parlamentari, ministri ed ex ministri del governo turco hanno condiviso sui profili social foto in cui, sorridenti, prendono il caffe’ e invitano i propri sostenitori a visitare Espresso Lab. L’organizzazione giovanile Tugva, presieduta da Bilal Erdogan, figlio del presidente, ha organizzato degli incontri presso le caffetterie e condiviso foto di file per entrare e tavoli affollati. Una battaglia a colpi di post che sta spaccando, ancora una volta, la societa’ turca. Ultimo episodio questa mattina, quando un nutrito gruppo di fedeli musulmani ha risposto al richiamo del muezzin effettuando la preghiera dinanzi la sede di Espresso Lab. “Prima il tappetino (per pregare ndr) poi un caffe'”, e’ stato il commento finito sui social. Parole e immagini che hanno fatto il giro del web e toccato le corde della, sempre sentitissima, frattura tra laici e religiosi che caratterizza la storia della Turchia. (AGI)