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Le Pen condannata, dalle indagini alle sentenza

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Le indagini hanno avuto origine nel 2015, quando il Parlamento europeo segnalò alle autorità francesi possibili irregolarità sull’utilizzo dei fondi da parte del Rassemblement National. Si arrivò alla scoperta di contratti irregolari e nel 2016 venne aperto un procedimento con l’accusa, nei confronti di Marine Le Pen e altri deputati del partito, di appropriazione indebita di fondi pubblici attraverso il finanziamento di assistenti parlamentari europei del Fn-Rn, che tra il 2004 e il 2016, in realtà lavoravano per il partito in Francia e non per gli eurodeputati a Strasburgo o Bruxelles.
La sentenza di oggi ha dunque stabilito che i nove deputati e i dodici assistenti giudicati colpevoli negli anni hanno firmato “contratti fittizi”. Secondo la presidente del tribunale, Bénédicte de Perthuis, si è dimostrata l’evidenza di “un vero e proprio sistema” all’interno del partito. Il Parlamento europeo – ha proseguito De Perthuis – “si è dunque fatto carico di persone che in realtà lavoravano per la formazione politica a livello nazionale” senza che il loro parlamentare assegnasse loro alcun incarico” e facendo si che “potessero così spostarsi da un deputato all’altro”.
LE PEN: 4 ANNI DI CARCERE E ADDIO AL “SOGNO ELISEO”

Gli occhi di tutta la Francia (e non solo) erano tutti puntati sul verdetto riguardante la storica leader del Rassemblement National, che alle prossime elezioni del 2027 ambiva alla vittoria dopo tre tentativi consecutivi alle presidenziali del 2012, 2017 e 2022. Ma il sogno di Marine Le Pen pare ormai sfumato dopo la sentenza emessa dal tribunale di Parigi: 4 anni di carcere – con due anni della pena sospesi e gli altri due da scontare con un braccialetto elettronico – una multa di 100.000 euro e 5 anni di ineleggibilità.
Quest’ultima condanna, a differenza della pena detentiva, è immediatamente esecutiva, il che significa che si applica subito in caso di condanna. La figlia di Jean Marie, attualmente deputata del Rn per Pas-de-Calais, non andrà dunque in prigione, potrà mantenere il suo mandato fino alla fine della legislatura, ma con molta probabilità non potrà candidarsi alle prossime presidenziali.
L’avvocato di Le Pen ha annunciato che farà ricorso contro la decisione del tribunale, ma l’appello non sospenderà la sentenza di ineleggibilità e – considerati i tempi della giustizia – si prevede che il suo secondo processo possa iniziare non prima di un anno.
GLI ALTRI IMPUTATI

Oltre a Marine Le Pen, otto eurodeputati del Rn sono stati giudicati colpevoli di “appropriazione indebita” mentre i dodici assistenti di “occultamento”. Le condanne vanno da 6 mesi di carcere con sospensione condizionale della pena a 4 anni, di cui 2 anni di carcere – la pena massima è stata inflitta a Marine Le Pen – accompagnati, a seconda dei casi, da multe e condanne di ineleggibilità. Solo un imputato è stato assolto. Nessuno di loro è stato condannato per arricchimento personale. Accusa che invece è stata confermata nei confronti del Rassemblement National, a cui è stato importo il pagamento di una multa di 2 milioni di euro.

LE REAZIONI: SOLIDARIETÀ DAL CREMLINO E I MESSAGGI DI SALVINI E ORBAN

Marine Le Pen, che in tribunale era seduta in prima fila, accanto al suo ex compagno e sindaco di Perpignan Louis Alliot e alla sua amica ed eurodeputata Catherine Griset, non ha rilasciato alcuna dichiarazione e ha annunciato che questa sera sarà ospite del telegiornale delle 20 su Tf1. Sul verdetto è invece intervenuto il presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella, che dal quartier generale del partito dove è presente insieme alla stessa Le Pen, ha affermato che “oltre a Marine è la democrazia francese oggi a essere giustiziata”.
Toni molto duri nei confronti della sentenza pronunciata dal tribunale sono giunti dal Cremlino, attraverso il portavoce Dmitri Peskov che ha definito la condanna “una violazione delle norme democratiche”. Dall’Italia Matteo Salvini ha mostrato vicinanza alla leader francese sostenendo che “quella contro Marine Le Pen è una dichiarazione di guerra da parte di Bruxelles, in un momento in cui le pulsioni belliche di Von der Leyen e Macron sono spaventose”.
Solidarietà è arrivata anche da Budapest con il primo ministro Victor Orban che pochi minuti dopo la condanna pronunciata dal tribunale ha postato su X “Je suis Marine”. (AGI)