“Non sono il candidato di nessuno e la mia testa molto spesso non è coincisa con la politica. Va tenuta sempre aperta la porta del dialogo”: così Luca Pancalli
presenta la sua candidatura alla presidenza del Coni, in un’intervista al Sole 24 Ore in cui spiega che se eletto darebbe “più spazio alle federazioni e alle associazioni”.
In vista delle elezioni del 26 giugno, il numero uno del Comitato paralimpico, ha spiegato il motivo per cui è sceso in campo: “Perché la mia vita professionale è dedicata totalmente al mondo dello sport. Nel 1981, vestivo l’azzurro con i cerchi olimpici e caddi da cavallo; poi, il Padreterno mi ha dato i tre agitos (simbolo del paralimpismo, ndr). La mia è una candidatura di servizio, non cerco una poltrona e non ho paracadute. Un comportamento diverso da questo sarebbe incoerente per un uomo delle istituzioni quale mi definisco”.
Sul fatto di essere disabile, Pancalli ha precisato: “È evidente che la mia candidatura avrebbe portato questa riflessione, anche se umanamente ne prendo le distanze perché ritengo di essere una persona prima che un disabile. Però è evidente che questa candidatura rappresenta tanto per il mondo della disabilità ed è la dimostrazione che qualsiasi persona disabile può avere ‘le physique du róle’ per rivestire un ruolo se messo nelle condizioni di mostrare le proprie competenze”. (AGI)
RED/SAR